R.H. Benson – Cristo nella Chiesa #1

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ROBERT HUGH BENSON

CRISTO NELLA CHIESA

TRADUZIONE DI AGNESE TOVINI, 1936

Visum: In Curia Episcopali, Brixiae, 29 nov. 1948

Imprimatur, Can. Ernestus Pasini, Vic. Gen.

***

 

PREMESSA

 

Ai lettori del «Dominatore del mondo» (Vallecchi – Firenze), riuscirà forse sorprendente reincontrare il forte romanziere dalle cupe ed ardite visioni apocalittiche nella calma e composta veste dell’apologista, eppure il romanziere ha delle qualità specifiche per quest’opera: la penetrazione del cuore umano, la facilità di rendere intuitivamente situazioni spirituali, che gli sono proprie, sono necessarie anche all’apologista, il quale ha da rendere consci gli uomini della verità, divina, del comandamento di Dio, della sua imperatività e portarli a organizzare i loro pensieri e la loro vita attorno all’unico centro che è Dio.

Il sacerdote Benson si è pertanto valso della sua vigoria di espositore per lumeggiare questo motivo centrale e dominante della dottrina e della vita cristiana, «Cristo nella Chiesa». L’A., conscio della grave responsabilità di predicare la parola divina, ha tenuto a precisare l’origine, le pretese, la finalità del suo libro ricordandoci che esso scaturisce da discorsi tenuti nella Chiesa di S. Silvestro in Capite in Roma, nella Quaresima del 1909; nella Chiesa carmelitana in Kensington nella Quaresima del 1910; e in una chiesa privata di Boston (S. V.), nel tempo pasquale dello stesso anno. Pur modificando la forma usata nei discorsi, l’ha in generale conservata «ritenendola opportuna anche per conferenze che tendono più a persuadere che a introdurre discussioni, e tanto più opportuna nella esposizione del dramma della Passione».

Lo scopo del libro è, pertanto, piuttosto quello di suscitare idee che di esaurirne la esposizione, «Riconosco – dice l’Autore – che molti punti non sono trattati come si richiederebbe, e che molti argomenti possono prestarsi a osservazioni e ad obiezioni. Ma il libro vuol essere solamente un abbozzo vivo, o una specie di indice, di linea direttiva per una opera di maggior ampiezza».

Purtroppo quest’opera non venne realizzata. Però, anche questo semplice «tentativo di mostrare con pochi tratti la foresta, nella sua totalità, a coloro che, a causa degli alberi, non possono scorgerla distintamente», è tanto suggestivo e sostanzialmente completo che riuscirà di edificazione intellettuale e religiosa anche tra noi come per tante anime d’oltremare.

 

PARTE PRIMA

CRISTO NELLA CHIESA

 

CAPITOLO PRIMO

 

L’accusa più frequente ai giorni nostri contro il Cristianesimo in generale, e il Cattolicesimo in particolare, si indirizza alla sua pretesa (1) di possedere in modo esclusivo e totale la verità. È certo, si dice, che studiando la storia dell’umanità e esaminando le numerose religioni sorte in Oriente e in Occidente lungo tutti i secoli, si deve giudicare tale pretesa presuntuosa e infondata.

Noi dobbiamo trovare la verità, si dice, nel minimo comune multiplo delle dottrine religiose di tutti gli uomini, se apparteniamo alla democrazia intellettuale; o, se abbiamo tendenze aristocratiche, nelle conclusioni unanimi (se è possibile) dei più indipendenti pensatori religiosi.  soprattutto, dobbiamo essere tolleranti e antidogmatici; dobbiamo essere pronti a vedere le conclusioni di questa generazione respinte dalla generazione che ci seguirà: dobbiamo credere nel progresso anche se non sappiamo con sicurezza dove esso sia. Poiché non esiste verità assoluta, né rivelazione definitiva: i diversi credi non sono che forme e simboli dell’Unica Verità come è concepita da gruppi diversi per indole e ingegno.

 

Una seconda accusa contro il Cattolicesimo in particolare consiste nell’affermare ch’esso non è fedele allo spirito del Fondatore. Si pretende che il Cristianesimo sia stato, agli inizi, essenzialmente devozione a una Persona, e che il Cattolicesimo consista oggi nella devozione a un sistema, a una società organizzata che si chiama Chiesa.

La meno importante setta protestante – si dice – per la libertà di spirito, per l’assenza di obblighi e dogmi e cerimonie, soprattutto per la insistente affermazione della importanza dell’unione dell’individuo con Gesù Cristo è molto più fedele allo Spirito del Vangelo della complessa organizzazione della Chiesa Cattolica. Vi è sempre un campo aperto, si dice, vi è sempre speranza nella devozione a una persona; perché, con l’andar del tempo, noi possiamo forse imparare a comprendere meglio la persona; possiamo trovare che tale persona ha simpatie – o a ogni modo gliele possiamo attribuire – per i più diversi temperamenti, perché una persona può diventare il simbolo di qualunque sistema di idee. Possiamo ammettere quindi che Cristo può essere giustamente interpretato da un luterano come dall’esaltato fervore di un napoletano, che può essere considerato patrono delle associazioni di lavoratori quanto di corrotte monarchie. Ma non vi è campo aperto, non vi è alcuna speranza per i seguaci di un sistema dogmatico, e tanto minore è la speranza quanto più complesso è il sistema. Dunque, ragioni di ogni sorta dimostrano che il Cattolicesimo non basta.

 

Ora, in poche pagine che non hanno pretese filosofiche è evidentemente impossibile rispondere come si richiederebbe a queste critiche profonde e che toccano il fondamento stesso di ogni cognizione riguardante la verità e Dio.

Ma io intendo rispondere descrivendo il Cattolicesimo nella sua totalità più che affrontando quelle critiche direttamente. Tenterò di esporre la vita del Cattolicesimo, con certi straordinari fenomeni e coincidenze di quella vita, per far sentire almeno la forte probabilità che le due accuse suesposte siano false; per mostrare, in altre parole, primo, che la Chiesa Cattolica produce risultati così strabilianti e unici da giustificare le sue ugualmente strabilianti e uniche pretese; secondo, che essa non solo non ha svisato le intenzioni del suo Fondatore, ma anzi le ha illustrate e adempiute a un grado tale al quale nessuna setta protestante ha mai preteso di giungere. Non è mia intenzione in queste pagine di combattere, solo anche indirettamente, affermazioni positive di altre religioni; perché, dopo tutto, gli uomini generalmente hanno più o meno ragione in ciò che affermano e più o meno torto in ciò che negano. Ed è conforto così grande in questi tempi di negazione e di agnosticismo trovare un’affermazione di qualsiasi genere, che nessuna persona saggia, cattolica o no, sarebbe tentata di non farle buona accoglienza.

Ogni amante della verità preferisce le affermazioni di Maometto o della signora Eddy (2) alle negazioni di Oliver Lodge (3), e le affermazioni di Oliver Lodge alle negazioni della signora Eddy. Tenterò, dunque di descrivere una vita che io vedo nella storia tanto del passato quanto del presente, così meravigliosa nella sua bellezza, così ricca di affermazioni, così coerente a se stessa, così sicura nel suo sviluppo, così vitale e immortale, da giustificare la sua pretesa di autorità unica ed esclusiva come i fenomeni, unici ed esclusivi, da essa prodotti. E considererò solo un punto come già conquistato, e cioè che le testimonianze dei Vangeli rappresentano un’adeguata e diligente narrazione della vita della quale trattiamo.

Al principio è necessario tuttavia render conto brevemente della interpretazione dei Vangeli che può esser detta «ortodossa», interpretazione cioè ritenuta tale da tutti i cristiani fino ad oggi. Io non presumo che tale interpretazione sia la giusta: mi sforzerò nei seguenti capitoli di suscitare, come già dissi, una forte probabilità per tale interpretazione.

 

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