R.H. Benson – Cristo nella Chiesa #2

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ROBERT HUGH BENSON

CRISTO NELLA CHIESA

TRADUZIONE DI AGNESE TOVINI, 1936

Visum: In Curia Episcopali, Brixiae, 29 nov. 1948

Imprimatur, Can. Ernestus Pasini, Vic. Gen.

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CAPITOLO SECONDO

Tutti i cristiani fino ad oggi hanno creduto i cristiani, nel significato storico della parola che la persona che noi conosciamo come Gesù Cristo è Dio; che Dio ha mandato il Figlio suo a redimere e ammaestrare il mondo; che ciò ebbe compimento mediante la sua vita e morte e resurrezione; e che il compito di tutti coloro che si chiamano suoi discepoli è di imitare l’esempio del Maestro.

Esaminiamo ora attentamente queste affermazioni.

I. I cristiani credono: che l’opera di redenzione è rivelazione sia stata compiuta per l’unione della natura umana con la divina; che Gesù Cristo non agì, per modo di dire, soltanto in virtù della sua divinità, ma anche con la sua umanità e perciò, per un atto della miracolosa potenza dello Spirito Santo, fu prodotta una sostanza creata così perfetta e cosi pura da meritarsi in certo senso di divenire il veicolo della divinità questo è in poche parole il riassunto dell’Antico Testamento ; che questa sostanza fu poi unita a Dio e usata per i suoi divini intenti in breve che la sacra umanità di Gesù Cristo, nella quale Egli visse e sofferse e morì come uomo, fu strumento insieme della rivelazione e della redenzione; che Egli parlò con voce umana, che mani umane si alzarono per benedire, un cuore umano amò e sofferse fino all’agonia, e che mani, cuore, voce benché tormentate quelle mani, ferito quel cuore, spezzata quella voce erano d’uomo sì, ma anche cuore, mani e voce di vero Dio. Questa affermazione è da esaminarsi con attenzione. Benché la persona fosse la persona di Dio, la natura per la quale Egli fu accessibile ed agì fu la natura umana. Ed i cristiani credono alla redenzione per la unione con tale umanità. Così, nell’ultimo atto della vita della sua umiliazione, Egli prese il pane, e esclamò non: «Questo è il mio essere essenziale» ma «Questo è il mio Corpo che è dato per voi» poiché quel Corpo era lo strumento della redenzione. E, secondo il dogma cristiano, quell’atto non fu che una continuazione (benché in altro senso) di quel primo atto detto dell’Incarnazione. Colui il quale si chinò sopra il pane durante «l’ultima triste Cena con i suoi» si era, in altra e pur simile maniera, chinato su Maria pronunciando simili parole. Dio, secondo la credenza cristiana, usò nei due atti simili una sostanza materiale per raggiungere il suo fine divino.

2. – Su questo punto tutti coloro che sono detti «cristiani ortodossi» sono più o meno d’accordo, almeno se essi vogliono prendersi il disturbo di esaminare le basi della loro religione. Ma, da questo punto i Cattolici si staccano dagli altri. Perché, mentre i Protestanti trovano nella vita di Gesù Cristo esposta nei Vangeli la testimonianza di tutti i suoi atti, e nelle sue parole «È consumato» una prova che la rivelazione è conclusa e la redenzione si è compiuta, i Cattolici credono che in un certo senso quella conclusione non sia che un principio, l’inizio dunque più che la fine. Perciò, mentre i Protestanti ritengono che non vi è necessità vitale di una Chiesa, a meno che una società umana sia conveniente e anche necessaria per l’indirizzo e l’organizzazione delle energie individuali, i Cattolici credono che la Chiesa è veramente il Corpo di Cristo, e che nella Chiesa Egli vive, parla, agisce realmente (benché in altro senso e in altre condizioni) come visse, parlò, agì in Galilea e a Gerusalemme.

In altre parole: abbiamo ora visto che tutti i Cristiani si accordano nel ritenere che Dio assunse in unione con Se, nell’incarnazione, umana natura creata, per compiere l’opera sua e che Egli prese da Maria la sostanza creata nella quale Egli visse e per la quale agì. Benissimo. I Cattolici poi, fanno un passo avanti un passo in certo modo parallelo, benché non identico all’atto della incarnazione – e credono inoltre che Egli si unisce alla umana natura dei suoi discepoli, e, in questo Corpo così formato, agisce, vive, parla. Riassumendo: i Cattolici credono che come Gesù Cristo visse la sua vita naturale sulla terra duemila anni fa in un corpo ricevuto da Maria, così Egli vive la sua vita mistica oggi in un corpo uscito dalla stirpe umana in generale chiamato la Chiesa Cattolica credono che le parole, le azioni della Chiesa sono le sue, la vita della Chiesa è la sua vita (con certe restrizioni ed eccezioni) come sue furono parole, azioni, vita a Lui attribuite dai Vangeli: per questa ragione essi danno alla Chiesa l’assenso della loro fede, persuasi in tal modo di darlo a Dio stesso. Essa non è soltanto luogotenente, rappresentante di Dio sulla terra, non soltanto sua Sposa; in certo senso essa è Gesù Cristo stesso. In tal modo, come in altro del quale ora non trattiamo, Egli adempie la sua promessa di rimanere con i suoi discepoli fino alla fine del mondo. Per illuminare ancora una volta sotto un altro aspetto questa posizione, che mi propongo di illustrare poi con maggiore ampiezza, si può dire che Dio si manifesta in una vita singola nei Vangeli, in una vita collettiva nella Chiesa.

Allora, noi Cattolici possiamo dire ai Protestanti: «Se voi volete veramente vedere Gesù (come i greci nel Vangelo) (Gv 12, 21-22), potete vederlo come Egli realmente è soltanto vivendo nel Corpo chiamato la Chiesa Cattolica. Il Vangelo scritto è la narrazione di una vita passata; la Chiesa è il Vangelo vivente, rappresentazione di una vita attuale. Qui Egli «guarda attraverso i cancelli» (V. il Libro dei Cantici), visibile a tutti coloro che hanno gli occhi; qui Egli riproduce, secolo per secolo, regione per regione, i fatti e le vicende della vita spirituale in Giudea. Qui Egli finisce, compie, sulla trama della storia del mondo, l’abbozzo duemila anni addietro tracciato; Egli è nato qui, vive, soffre, muore, e eternamente risorge il terzo giorno. Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi, sempre.

I. – Prima di esaminare il fondamento di tale posizione, e di vedere la sorprendente analogia offertaci dalla scienza moderna, è importante considerare quale appoggio straordinariamente forte venga dalle Scritture all’insegnamento cattolico che l’idea suesposta sia l’idea di Gesù Cristo stesso e dei suoi discepoli.

È impossibile giudicare tale idea come una convinzione formatasi nei tempi successivi alla origine della Chiesa, o dovuta all’ambizione di un uomo o ai sogni di mistici medioevali, quando si rifletta su certe parole pronunciate da nostro Signore e dai suoi Apostoli.

Per esempio, difficilmente si potrebbero trovare espressioni più esplicite di queste: «Io sono la vite, voi i tralci» o «Chi ascolta voi, ascolta Me, chi disprezza voi, disprezza Me» o «Come il Padre mio ha mandato Me, così io mando voi».

Una sola distinzione si può stabilire tra la vite e i tralci e consiste in questo: che la vite significa il tutto, i tralci ne sono una parte. I tralci non sono una imitazione della vite, o rappresentanti della vite; essi non sono soltanto appesi alla vite come le candelette all’albero di Natale, ma ne sono la espressione, il risultato, partecipano della sua vita. La vite e i tralci sono nel significato più diretto identici. La vite dà unità ai tralci, i tralci rendono manifesta e attiva l’energia della vite; essi nulla sarebbero senza la vite; senza essi rimarrebbe soltanto la Divina Idea. Non si potrebbe in alcun modo dare alla vite un significato reale come vite se non per i tralci. Così, ancora, in più luoghi degli scritti di S. Paolo si trovano frasi che sarebbero prive di senso o almeno esagerate se non si ammettesse nella mente dello scrittore la convinzione della identità di Cristo e della sua Chiesa. Spesso, inoltre, le anime che vivono in unione con Cristo sono chiamate il suo Corpo, considerate nella totalità, e i suoi membri, considerate individualmente; si dice ch’esse posseggono lo «Spirito di Cristo»; esse sono descritte con una frase misteriosa, chiara soltanto secondo la interpretazione cattolica, come capaci di compiere ciò che «manca alla Passione di Cristo», continuando, si noti, nella scena della storia del mondo l’agonia e la morte descritta nei Vangeli, mostrando agli occhi del mondo oggi e, veramente, in ogni periodo della storia il sudore di sangue, i chiodi e i flagelli apparsi nel Getsemani e sul Calvario. Gli strumenti della passione dei martiri sono gli strumenti della sua stessa passione. È impossibile, io penso, a coloro che ritengono il Nuovo Testamento esposizione sicura e fedele delle parole e delle intenzioni di Cristo e dei suoi amici, negare che l’idea che io ho tentato di esporre non sia l’idea del fondatore del Cristianesimo così come fu compresa da coloro che udirono le sue parole.

2. – Ora, ciò che si è detto su questo punto può essere ritenuto da alcuni critici piuttosto come un linguaggio metaforico che da interpretarsi alla lettera una presentazione piuttosto pittoresca, ma del tutto fantastica, di una immagine. Tuttavia, noi vi vediamo molto di più.

Si chiede, in quale significato se non metaforico può essere interpretata quella dichiarazione? Una «vita» si dice, è una unità singola la vita di una pianta, di un uomo, e perfino quella del Maestro più divinamente ispirato è soltanto una singola vita. Si allarga e si forza il senso delle parole oltre il giusto limite dicendo che la vita di Gesù Cristo può essere identica, in modo proprio, alla vita collettiva di una moltitudine di discepoli, per quanto possa essere profonda la loro simpatia per il Maestro, per quanto identici i fini e gli ideali.

Ora, io vorrei chiedere a costoro di considerare un fatto relativo alla vita organica scoperto dalla scienza moderna. Questo paragone non sarebbe stato possibile cinquanta o vent’anni addietro; oggi è verità scientifica a tutti nota che la vita organica, per quanto misteriosa possa essere la sua unità, è, sotto l’aspetto fisico, l’unione di innumerevoli cellule, ognuna delle quali possiede la propria individualità, ancora, una individualità che è accolta, senz’essere confusa o distrutta, dall’unità del corpo del quale ognuna è parte.

In modo più semplice: ogni corpo organico il corpo di un uomo, di un cane può essere considerato sotto due aspetti. Primo, esso possiede la sua propria vita singola, che si può precisamente chiamare la vita del corpo, che incomincia dalla nascita e termina al momento della morte. Ma, nascoste, per modo di dire, in questa unità – e collaborando con essa – esistono vite senza numero, cioè ogni vita delle innumerevoli cellule che compongono il corpo. Cellule nuove nascono senza tregua, vivendo, ognuna, la propria vita, e finalmente morendo e scomparendo con la distruzione dei tessuti, ma non interrompendo per tali cambiamenti la continuità della vita del corpo nel suo insieme. Il corpo di un uomo adulto non ha, in un dato momento, nemmeno una cellula di quelle da lui possedute dalla nascita; ma la vita del suo corpo non è stata interrotta un momento dalla nascita. Le cellule sono veramente individui, ma sono anche assai più per la loro misteriosa coesione.

Il fenomeno della dissoluzione lo spiega assai bene. L’uomo, noi diciamo, «muore» la sua vita si estingue cioè l’unità della sua vita si spezza. Ma per un lungo periodo dopo quel momento le cellule ancora vivono, ognuna, la propria vita individuale. La morte segna la distruzione del corpo in quanto unità; la corruzione segna la distruzione di miriadi di cellule. È così chiaramente stabilita questa distinzione tra le due vite in ogni corpo organico, che attualmente si usano termini diversi a indicare la morte di ciascuna: «Morte legale» si usa a indicare la estinzione della vita: «Morte somatica» il successivo fatto di dissoluzione delle cellule individuali. Consideriamo ora la stessa idea da un altro punto di vista. Finora si riteneva che quando il corpo era stato ferito od offeso, i tessuti, per un processo misterioso e quasi meccanico, tendevano spontaneamente a guarire. Ora noi sappiamo che il sangue è pieno di una moltitudine innumerevole di unità, aventi ognuna la sua propria vita che dura almeno quanto il corpo i suoi propri istinti, i suoi movimenti indipendenti; quando si riceve una ferita, o si assorbe un veleno, il danno è riparato da un processo istintivo, ma che sembra intelligente, di chiamata a raccolta di queste unità, le quali, come avverrebbe di una guarnigione o di un ufficio di polizia; accorrono in soccorso. Certamente il corpo è uno, possiede una sola vita; ma esso è, insieme, una repubblica, molto complessa, governata da una sola volontà, ma in possesso di energie e attività che sembrano agire indipendentemente dalla volontà direttiva, e pure vi sono soggette in modi speciali dei quali la psicologia e la biologia possono dirci ben poco. I misteri della teoria del quasi-meccanismo sono oggi respinti, ma i misteri della vita animale aumentano infinitamente.

Ora questo paragone con fatti fisici può sembrare un po’ forzato; ma l’analogia era troppo evidente per non notarla. Noi stavamo considerando se fosse possibile affermare l’identità della vita della Chiesa con la vita di Cristo identità, cioè, delle miriadi di coscienze di Cristiani Cattolici con la divina coscienza di Cristo; e vediamo che risultati di studi recenti offrono un paragone che in certo modo ci aiuta a sostenere la pretesa cattolica su questo punto. Vediamo come sia non soltanto possibile, ma essenziale, per un corpo organico cioè per la più alta forma di vita fisica da noi conosciuta che esso possa sussistere per miriadi di vite, che si perdono, salvandosi nello stesso tempo, nella unità del tutto; e come il tutto, nella sua unità, pur dominando la somma delle vite individuali delle cellule, sia al tempo stesso rispetto ad esse dipendente e libero. Se ciò è vero per la vita fisica, letteralmente ed effettivamente, non è certamente irragionevole attendere che possa esser vero anche per la vita spirituale, e la osservazione della coincidenza oggi sorge spontanea dato che le ricerche scientifiche sulle cellule sono recentissime.

3. – Risulta chiaro il contrasto tra le idee dei Protestanti e dei Cattolici sul Cristianesimo.

Per il Protestante il Cristianesimo consiste nell’unione dell’Individuo con Cristo dell’individuo con l’Individuo nulla più. Una persona divina visse sulla terra duemila anni addietro, compì azioni, pronunciò parole, attuò la sua opera, e ritornò donde venne; e la vera Religione consiste nell’adesione dell’individuo umano alla divina persona, senza sacerdoti, prelati, chiesa, sacramenti, poiché nulla di tutto ciò è necessario.

L’idea Cattolica è molto più larga, mi sembra, ma più semplice e insieme più complessa della Protestante. Per il Cattolico, Gesù Cristo vive ancora sulla terra realmente, benché in altro senso, cioè «mistico», come visse duemila anni orsono; poiché Egli ha un corpo nel quale vive, una voce con la quale parla. Come duemila anni orsono Egli assunse un corpo per attuare il suo fine, così Egli ha assunto ora un altro corpo per compierlo e questo corpo consiste in una unità di miriadi di cellule ognuna delle quali ha in se un’anima vivente indivisa che domina la somma delle cellule, ma si manifesta per esse. Il Cristianesimo, allora, per il Cattolico non è soltanto una realtà individuale benché sia anche questo, poiché, come la cellula, ha relazioni individuali con la vita di tutto il corpo ma è molto più: perché è insieme in comunità e in libertà. Il Cattolico non deve soltanto come unità egoista attingere grazia dai canali sacramentali; il sacerdote per lui non è soltanto un rappresentante più o meno fedele del padrone; la vita della propria anima non è soltanto una esistenza individuale di ordine spirituale. Per il Cattolico la vita si dilata e diventa soprannaturale per un fatto sorprendente: egli non è soltanto un imitatore di Cristo, un discepolo di Cristo; ma egli è realmente una cellula di quel vero corpo che è il Corpo di Cristo, e la sua vita in Cristo è veramente ancor più reale di quanto sia la sua esistenza individuale, al punto che egli può dire le parole di S. Paolo: «Io vivo, però non io vivo, ma Cristo vive in me»; egli può comprendere meglio di tutti i Cristiani non Cattolici quel detto di Cristo stesso che se un uomo perde la sua vita non la salva. Inoltre, agli occhi dei Cattolici appare ancora sulla terra quella sorprendente figura che, ritratta nella sua purezza dai Vangeli, ha reso uomini artisti, profeti, filantropi pazzi d’amore e di desiderio e ogni cattolico di tale figura partecipa. Ancora risuona nell’aria la vera voce che confortò la Maddalena e perdonò il buon ladrone: la stessa divina energia che guarì l’infermo e risuscitò il morto è ancora attiva sulla terra, non soltanto trasmessa dall’alto, ma operante ora, come allora, in una natura umana che può essere toccata e percepita. Se il Cattolico s’inganna in questa meravigliosa visione, non può essere peraltro accusato di sostituire un sistema a una persona, poiché il suo sistema è, per lui, una persona, molto più accessibile, più reale e più attiva di quanto possa apparire un essere pensato soltanto come regnante in un cielo lontano e in nessun modo reale, presente nella terra. Il vero ministro di ogni sacramento, per esempio, come ogni Cattolico crede, è lo stesso supremo ed eterno gran Sacerdote.

Meravigliosa dottrina.

Consideriamone ora le conseguenze e la efficacia.

 

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