R.H. Benson – Cristo nella Chiesa #5

Print Friendly, PDF & Email

ROBERT HUGH BENSON

CRISTO NELLA CHIESA

TRADUZIONE DI AGNESE TOVINI, 1936

Visum: In Curia Episcopali, Brixiae, 29 nov. 1948

Imprimatur, Can. Ernestus Pasini, Vic. Gen.

***

 

VITA E MISTERO

CAPITOLO PRIMO

«PASTORI E RE»

 

Abbiamo esaminato nei precedenti capitoli la pretesa della Chiesa Cattolica che lo stesso carattere ritratto nei Vangeli sia il carattere effettivo del suo proprio organismo; che il Verbo eterno di Dio, il quale unì la natura umana a se stesso, e, mediante l’umana natura, come mediante uno strumento, ammaestrò e redense il mondo, unisce la natura umana ancora a se stesso, e in questo corpo, chiamato la Chiesa Cattolica, ancora ammaestra e redime l’umanità. Dobbiamo ora cercare le prove di questa strabiliante pretesa, e in particolare quali siano i sintomi della divina presenza ricordati nei Vangeli e riprodotti nella Chiesa. Se troviamo che la identità è praticamente inspiegabile senza tale ipotesi, avremo una forte probabilità per ammettere come giusta tale pretesa; se, inoltre, troveremo che tali effetti rivelano veramente i caratteri di un’azione divina, noi saremo propensi ad ammettere che quel carattere è divino.

Incominciamo considerando un fatto evidente, straordinariamente significativo se esaminato con attenzione, intendo dire la natura delle menti e delle indoli più facilmente attirate verso il Cattolicesimo.

Il nostro tempo è specialmente favorevole a una considerazione di questo genere, poiché non si è più Cattolici, oggi, per moda o tradizione. I figli di genitori Cattolici vengono meno alla loro religione con una facilità sconosciuta fino ai tempo nostri; e chi vuole convertirsi al Cattolicesimo deve superare difficoltà che raramente incontra chi volesse abbracciare un’altra religione. Eccettuato durante i primi tempi di propaganda del Cristianesimo, e forse anche in certi periodi di persecuzione, mai o quasi si riscontrò così alta sincerità e costanza di pensiero nel Cattolicesimo come ai giorni nostri. Gli uomini non sono spinti oggi al Cattolicesimo; ne possono uscire senza molte difficoltà. Non esiste azione sociale pratica in favore del Cattolicesimo, anzi in gran parte essa gli è contraria; e perfino tra coloro che desiderano come maggiore «modernità» e «spiritualità» il rimaner fuori di ogni «credo». Si prova sempre maggiore compiacenza nel considerarsi ammaestrati da Dio individualmente, quasi come una unità mistica, che come un bimbo che deve andare a scuola confondendosi nella folla degli altri bambini.

E’ questo, dunque, un tempo assai opportuno per studiare quali sono le nature più profondamente inclinate verso la Chiesa, quali attirate, quali trattenute da essa.

Si può dire che, in generale, due classi di persone provano attrattiva verso il Cattolicesimo e vi rimangono fedeli: gli estremamente semplici, potremmo dire i non istruiti, e i pensatori, cioè gli estremamente acuti. Per «non istruito» non intendo necessariamente «illetterato» né per acuto intendo dotto; intendo piuttosto, da un lato coloro che in religione e in filosofia sono semplicemente amatori, e dall’altro coloro che posseggono una seria coltura in materia. Non intendo dire con ciò che tutte le persone semplici e colte si debbano trovare tra i Cattolici, e non altrove; ma semplicemente che i Cattolici risultano, in generale, specialmente di queste due classi. Ma sulla grande massa degli ingegni mediocri, sulla gente di ristretta educazione e cultura, e specialmente su coloro che sono soddisfatti del loro piccolo sapere e non ne conoscono le lacune, su quelli in una parola detti «borghesi» il Cattolicesimo non esercita alcuna attrattiva. Abbastanza facilmente si può verificare ciò in Francia e in Inghilterra, e altrove mediante le testimonianze del clero che esamina le statistiche.

Questo stato di fatto è notevole in Francia: dove da un lato la defezione dalla Chiesa va estendendosi grandemente, dall’altro lato, due classi di persone quelle descritte rimangono nel gregge o vi stanno ritornando. Nelle regioni più lontane del Nord o del Sud, in Bretagna per esempio, o nella Lozère, vi è tanto fervore come in passato, e forse più; molti dei più forti ingegni delle città non sono stati toccati dal «pensiero moderno»; e la lista dei recenti convertiti che include nomi come Brunetière, Coppée, Paul Bourget, Huysmans, Retté è certamente un sintomo dello stesso fatto. «Più approfondisco i misteri della natura diceva Pasteur più diventa semplice la mia fede. Già essa assomiglia alla fede del contadino bretone; ed io ho ragione per credere che, se io sarò capace di approfondirli maggiormente, diverrà come la fede della moglie del contadino bretone». Una testimonianza simile è risposta sufficiente a coloro che dicono che il «pensiero moderno» ha reso impossibile alle persone intelligenti di essere Cattoliche. Non prova, certamente, che la religione cattolica sia la vera; ma dimostra a ogni modo che non è così falsa come l’intelletto «borghese», che s’impingua di Haeckel e della sua scuola, vorrebbe sostenere.

Si è perfettamente liberi di dire che non si crede alla religione cattolica; ma non di affermare, senza cadere in gravissimo atto di orgoglio, di fronte a testimoni come Pasteur, che essa è chiaramente ed evidentemente falsa, e che nessuna persona intelligente può credervi.

Lo stesso fatto è evidente in Inghilterra. Ogni prete inglese che abbia una esperienza anche minima dei convertiti, io penso, dà la stessa risposta.

Una parte dei convertiti è rappresentata da persone semplici e da menti, incolte; l’altra, per lo più da intelletti spiccatamente perspicaci e colti. La mente più restia all’influsso del Cattolicesimo è quella della persona mediocremente istruita: il giovane che ha studiato un poco, non molto, e specialmente su opere di poco valore; la giovane che ha seguito alcuni corsi universitari, non molti però. Questo fatto religioso può paragonarsi a quello che si verifica nel campo sociale: come il cosiddetto borghese è colui che è totalmente soddisfatto di se stesso all’opposto di ciò che avviene nelle classi inferiori che non possono compiacersi della loro posizione e nelle classi superiori che non vi riflettono così avviene nel campo intellettuale religioso. «Quanto sarà difficile per coloro che si fidano delle ricchezze, dice Nostro Signore, entrare nel Regno dei Cieli». Le ricchezze in se stesse non sono un ostacolo, ma il caso si presenta disperato o meno, secondo l’atteggiamento del borghese verso le ricchezze, si tratti di ricchezze di beni o d’intelletto. Il sentirsi soddisfatti è un ostacolo per il progresso, per la finanza, per l’arte, per l’ingegno, per l’anima. A ciò si può aggiungere forse lo «spirito accademico», cioè lo sprofondarsi talmente in un ramo di scienza da ignorare l’esistenza di ogni altro, l’avere un’attitudine scientifica talmente unilaterale da considerare come privi di valore tutti i fenomeni irriducibili alle formule della sola scienza conosciuta. Ecco un’altra specie di «provincialismo cosmico» come quello degli Scribi e dei Farisei, ai quali Nostro Signore disse parole di amaro rimprovero.

Ora, se noi ci volgiamo ai Vangeli, troviamo, proprio agli inizi, che a queste due classi appartengono i primi visitatori alla culla del Verbo incarnato. I pastori di Betlemme e i saggi dall’Oriente vengono a inginocchiarsi là, i più semplici e i più pazienti: coloro che sono vicini al silenzio, alle stelle, alla nascita, alla morte, coloro che non hanno alcuna cognizione che possa oscurare la chiara visione del mondo e i più sapienti, coloro che hanno raggiunto i confini della scienza del tempo, ma che sanno guardare i limiti dei loro possessi scientifici e riconoscerli piccoli e ristretti; ecco qui rappresentate dunque queste due classi di persone: coloro, cioè, che non sono nemmeno tentate di pensare che qualche cosa sanno e coloro che, avendo molto studiato, hanno «appreso» che nulla sanno.

Questo fatto non è fantastico; perché sulla ipotesi cattolica, i Vangeli, per quanto brevi, contengono ciò che può dirsi il piano generale dell’azione divina nel mondo, e in un piano generale sono trascurati i particolari; e, secondariamente, perché il ministero di Gesù Cristo sembra sempre essere stato distinto dalle stesse caratteristiche. Coloro che Lo seguirono sembra siano usciti sempre da queste due classi: da una parte i pescatori uomini, come i pastori, abituati al lavoro manuale (quel meraviglioso purificatore d’anime), al silenzio, alle stelle, alla notte, ai grandi spazi; dall’altra certi sapienti, gran dottori, Giuseppe, Nicodemo, e gli altri. E nel gruppo degli apostoli più tardi spiccheranno due grandi figure, come oggi spiccano a Roma, Pietro e Paolo. Pietro, il pescatore spregiato, che parla con l’accento dei Galilei, e Paolo, ritornato appena dalla Università di una città romana Università che ha accolto e usa il greco imbevuto di tradizioni aristocratiche in fatto di religione, che cita poeti greci e ha familiarità con la dialettica.

Ora questa caratteristica, vera, come appare, nel Cattolicesimo, manca totalmente in ogni altra religione da me conosciuta. Si potrebbe estenderla ad alcune religioni indiane, credo; ma bisogna ricordare che ogni religione indiana, che possa dirsi cattolica nel suo scopo, ha un lato exoterico ed esoterico il Buddismo specialmente. Vi è un insegnamento per le classi ignoranti e uno per le classi colte; ciò che non avviene nel Cattolicesimo. Pasteur e una venditrice di mele credono precisamente ed esattamente le stesse dottrine. Il Protestantesimo, anche nel suo sviluppo moderno, presenta precisamente la caratteristica opposta a questa del Cattolicesimo. L’Episcopalismo nella Scozia, per esempio, e, pure, in America, è più o meno una religione aristocratica, che si rivolge ai raffinati amatori di bellezza, ma che esercita azione assai limitata sul povero. Lo stesso avviene certo in Inghilterra, generalmente parlando, eccettuato il caso del Ritualismo (quella forma di Episcopalismo che si avvicina maggiormente alla Chiesa Romana), dove associazioni o tradizioni familiari o costumi lo mantengono in voga. Ma anche qui poca influenza esercita sui suoi aderenti. Non si può dire che unisca in un sol fervore queste due classi di persone delle quali sto parlando. Quanto alle sette non conformiste si può dire che, in Inghilterra almeno, esercitano un ascendente quasi interamente limitato a certe classi sociali, che non sono, per la maggior parte, né le più né le meno istruite.

Quale valore hanno queste constatazioni? Sembra tendano a dimostrare con certa forza che tutte queste altre religioni, o associazioni di pensiero, seguono lo stesso procedimento che si può riscontrare nei sistemi umani: ognuno attrae cioè un particolare gruppo di menti e la sua azione si arresta a limiti naturali. Nell’Occidente, almeno, ogni forma di pensiero viene appropriata quasi irresistibilmente da una particolare forma mentale; l’uomo di alti studi, di Università, è generalmente anglicano, l’uomo d’affari, normalmente, è non conformista; una minima parte appartiene all’Esercito della salvezza, o è nulla di nulla. Non pare dunque esista, fuori della Chiesa Cattolica, una religione che eserciti la stessa azione su tutte le classi sociali. Naturalmente è molto difficile provare questa affermazione mediante statistiche rigorosamente esatte, come è difficile provare qualunque affermazione con tali mezzi; ma un giudizio sufficiente sulla verità di questa nostra affermazione può risultare da un rapido complessivo sguardo sul numero dei membri di ogni Chiesa.

L’Anglicana, se si elimina l’elemento puramente convenzionale, consiste quasi interamente di persone istruite (eccetto, come si è già notato, nel Ritualismo), la vecchia Chiesa dei nonconformisti, la comune, è frequentata da benestanti commercianti; soltanto nelle chiese della religione cattolica il dotto e il milionario, l’uomo di nascita distinta e la gente dei bassifondi siedono a fianco senza reciproco disagio. Vi è una sola religione, ed è la Cattolica che, malgrado ogni ostacolo naturale rigida com’è nella uniformità di dottrina e di idee, inflessibile nelle sue pretese e limpidamente uguale in ogni circostanza riesce in certo modo a ignorare le differenze di classi e di temperamento, e si rivolge con uguale forza all’estremamente colto e all’estremamente semplice. Quando un professore di greco di una Università, un professore di scienze di un’altra uno e l’altro di età matura e un giudice rinomato per la sua perspicacia e sicurezza nelle inchieste, dopo lungo studio, si sottomettono come bimbi alla Chiesa, e s’inginocchiano alla stessa balaustra con i loro domestici e con i miseri della società, si riproduce un fenomeno unico, un fenomeno illustrato soltanto dalla scena di Betlemme. A me sembra, mi sia permesso osservare, semplicemente sbalorditivo che persone che sembrano cristiane rimproverino questa comunanza alla Chiesa, che chiamano la «Chiesa del povero». Certamente lo è, grazie a Dio; benché essa conti tra i suoi fedeli anche ricchi e, come abbiamo visto, alcuni tra i più acuti ingegni d’oggi. Il rimproverare alla Chiesa Cattolica di essere l’unica Chiesa Cristiana che accoglie il povero è mostrare una volgarità intellettuale e spirituale che impaurisce e stordisce. È una contraddizione palese alle più caratteristiche parole di Gesù Cristo: «Beati i poveri. Quanto sarà difficile al ricco entrare nel regno dei cieli». Il chinarsi verso il povero è il carattere del ministero di Cristo e indica la divina natura del suo insegnamento. Infatti, si può dire che, se ciò non fosse, la religione cattolica non si potrebbe proclamare religione della umanità, poiché l’umanità risulta specialmente di poveri e ignoranti. Il sole non sarebbe sole se dall’alto del cielo non risplendesse su tutto il mondo, se non illuminasse insieme le misere catapecchie e i parchi magnifici. Soltanto la luce artificiale è privilegio del ricco. E, nello stesso tempo, poiché è certo che se vi è verità divina nel mondo essa non può trovarsi in conflitto con la scienza umana, è un forte argomento in favore del Cattolicesimo che il suo credo possa accordarsi tanto con la ricchezza che con la povertà del sapere. Una religione esoterica conviene solo agli intellettuali, una exoterica soltanto agli ignoranti né una né l’altra può essere universalmente vera; ma una religione accettata dalle due classi, e nello stesso significato, deve essere almeno indipendente tanto da una origine unicamente spirituale quanto unicamente umana. L’argomento non dimostra che la religione cattolica sia vera, benché esso offra forte probabilità a ritenerla più che umana; però dimostra che nessuna religione può essere vera se non presenta tale prova. Non è questa, allora, la precisa caratteristica che la divina verità deve mostrare se dimora sulla terra? Essa non conosce limiti di scienza se non quelli che gli uomini impongono a se stessi; essa trae a se irresistibilmente coloro che non hanno tentazioni di compiacenze intellettuali, come coloro che, per la profondità dei loro studi, hanno trionfato di queste stesse compiacenze; non attrae coloro che, avendo studiato un poco, pensano di saper tutto. Così, oggi, soltanto i comodi borghesi non ne sono attratti; i quali vedono nell’avvenimento della celeste stalla solo la nascita di un figliolo degli uomini, discutono sulle imposte, sull’operato della Camera dei Lords, sui discorsi degli uomini politici più in vista, sulle idee del circolo più alla moda, sui pazzi sogni di Haeckel, e credono che le loro ristrette e difettose cognizioni siano i cardini sui quali il mondo gira.

 

Click to rate this post!
[Total: 0 Average: 0]